L’identità Enoteca Pinchiorri su Novum

Il numero di aprile 2017 della storica rivista tedesca di graphic design Novum dedica due belle pagine al nostro progetto di redesign dell’identità (2014-2017 †) di quell’eccellenza gastronomica che è l’Enoteca Pinchiorri.

Un carattere per l’identità italiana. Dal Bodoni al Titillium

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La tipografia è di solito materia per iniziati, non riuscireste a imbastirci una conversazione al bar, insomma. Tuttavia i caratteri tipografici rappresentano un pilastro fondamentale nella costruzione dell’identità visiva e chiunque è in grado di comprendere come la scelta di un carattere piuttosto che un altro, fosse solo per il documento di Word che si sta scrivendo — “uso l’Arial o il Times?”—, si porta dietro una scelta espressiva che influenza la percezione stessa del testo.

Così, come il carattere Times, appena citato, fu prodotto appositamente per l’omonimo quotidiano inglese, anche l’utilizzo o il disegno di caratteri per l’immagine visiva delle aziende è pratica consueta fin dagli albori dell’immagine coordinata (che viene fatta risalire generalmente a Peter Behrens con il suo esteso lavoro per Aeg, nel 1907). Naturalmente anche l’identità visiva degli enti pubblici, a cominciare dalle amministrazioni cittadine, ha avuto necessità di individuare di volta in volta caratteri tipografici che divenissero parte integrante della comunicazione. Lo spazio pubblico, d’altra parte, è già connotato da una forte presenza tipografica che, in alcuni casi, costituisce di per sé un elemento rappresentativo di una città, pensiamo per esempio a quanto identifichi visivamente la segnaletica dei trasporti metropolitani, con i cartelli composti in Helvetica a New York, in Johnston e Gill a Londra, in Frutiger a Parigi. Definire una propria font è divenuto un elemento irrinunciabile, pur subliminale per il grande pubblico, per l’identità visiva di qualunque città o cittadina che si rispetti: Berlino, Stoccolma, Porto, Roma, Eindhoven o Chattanooga sono solo alcune delle innumerevoli città la cui rappresentazione passa attraverso anche un proprio, personale, carattere tipografico.

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L’identità è aperta. Il design per la pubblica amministrazione

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Ci sono, si dice, oltre centomila servizi online della pubblica amministrazione in Italia. Tuttavia il loro utilizzo è moderatamente diffuso. È ostacolato, lo sappiamo, dalla scarsa frequentazione che gli italiani hanno con la rete e da quella limitatezza, in termini di banda, che caratterizza le infrastrutture nostrane. Ma anche chi tutti i giorni posta, tagga e chatta riscontra non poche difficoltà nell’utilizzare molti dei servizi pubblici online.

Il motivo è presto detto. Linguaggi, tecnologie ed esperienze di navigazione sono, nella maggioranza dei casi, estremamente distanti da quelli che ciascun cittadino sperimenta quotidianamente. Il risultato — ed è un’esperienza di certo capitata a tutti — è quello di una faticosa immersione in una sorta di universo parallelo del quale è indispensabile imparare le regole che lo governano prima di riuscire a portare a esecuzione il proprio obiettivo, per quanto modesto sia, come pagare il bollo auto o iscrivere i propri figli a scuola. E tutto questo per ogni singolo servizio. Magari per un servizio che utilizziamo una sola volta l’anno e per il quale la conservazione delle credenziali di accesso rappresenta uno sforzo augurabile solo ai peggiori nemici. Non c’è da meravigliarsi se esiste un radicato pregiudizio nei confronti della qualità comunicativa dei servizi della pubblica amministrazione.

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Civic Infographics

Open data e civic monitoring
Ma quanti sono gli Open data disponibili? Lo stato dell’arte in Italia è registrato in tempo reale dal sito del Governo italiano che censisce tutti i dataset rilasciati dalle pubbliche amministrazioni. Un numero in continua crescita che assomma a 10.511 al momento in cui scriviamo. Anche la qualità dei dati rilasciati (secondo la classificazione a cinque stelle di Berners-Lee), senza la quale spesso si annulla lo stesso valore del dato, è in costante miglioramento.
In questo panorama, che vede l’Italia in una buona posizione anche nel confronto rispetto agli altri paesi (al 12° posto su 70 nazioni censite dalla Open Knowledge Foundation), spicca, per qualità e quantità di dati resi disponibili, il progetto OpenCoesione sviluppato dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica, oggi in fase di trasformazione nell’Agenzia per la coesione territoriale sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
OpenCoesione è infatti un progetto rivolto ai cittadini per la pubblica diffusione, in formato aperto, dei dati e delle informazioni relativi agli interventi delle politiche di coesione territoriale e che, al 31 dicembre 2013, assommavano alla ragguardevole cifra di oltre 74 miliardi di euro.
Appare evidente come la possibilità di verificare direttamente lo stato di avanzamento dei progetti finanziati da una così rilevante quantità di denaro pubblico costituisce non più uno strumento per addetti ai lavori, ma viene ad assumere un significato squisitamente politico mettendo nelle mani dei cittadini la possibilità di monitorare il lavoro della pubblica amministrazione.
Soprattutto in uno dei paesi meno efficaci nel controllo della corruzione, quale risulta l’Italia secondo il rapporto della Banca mondiale nel 2012, la libera disponibilità dei dati può costituire un importante strumento di contrasto all’illegalità amministrativa.

Estratto da Civic Infographics, 2014, dove potete trovare i risultati del Laboratorio di design del prodotto del Corso di laurea magistrale in Design dell’Università della Repubblica di San Marino.
Free download da http://issuu.com/unirsmdisegnoindustriale/docs/civic_infographics_2014